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Un’Europa che agisce per rispondere alle sfide attuali

© Sylvain Dubuisson/SGPFUE - photo SGAE © Sylvain Dubuisson/SGPFUE - photo SGAE
  • Data: 31.12.2008

I sei mesi di Presidenza francese sono stati caratterizzati da un susseguirsi di crisi internazionali (conflitto in Georgia, crisi finanziaria ed economica) nelle quali l’Unione europea ha saputo rivestire un ruolo determinante, grazie alla sua capacità di agire in maniera concertata, pronta e determinata. Inoltre, nonostante l’urgenza di tali questioni, la Presidenza non ha perso di vista le priorità che si era fissata fin dall’inizio del mandato: la lotta al mutamento climatico (con l’adozione del pacchetto energia/clima), la politica migratoria (con l’adozione del Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo), la Politica agricola comune (con l’adozione della valutazione sullo “stato di salute” della PAC e il lancio del dibattito sul suo futuro), la Politica europea di sicurezza e di difesa (a cui un programma più concreto e operativo ha dato nuovo impulso). Si è giunti, tra l’altro, a importanti avanzamenti in tutti i settori d’azione dell’Unione e, in particolare, sui piani economico e finanziario, sociale, culturale ma anche internazionale (con l’organizzazione di otto vertici tra l’UE e i suoi principali partner, tra cui il Vertice di Parigi che ha lanciato l’Unione per il Mediterraneo).

I sei mesi di Presidenza francese sono stati caratterizzati da un susseguirsi di crisi internazionali che hanno messo alla prova la capacità dell’Unione di affrontare collettivamente problemi di estrema importanza. L’Unione europea è stata in grado di rispondere a queste sfide e di rivestire un ruolo fondamentale nella gestione delle crisi, agendo in maniera concertata e determinata. Fin dal 12 agosto, in Georgia, un’azione decisiva ha reso possibile la cessazione delle ostilità, contribuendo cosi alla costruzione di un equilibrio pacifico, attualmente in via di consolidamento. Di fronte a una crisi finanziaria mondiale senza precedenti dopo il crack del 1929, l’Unione ha saputo trarre vantaggio dal  punto di forza rappresentato dall’euro ed evitare il crollo del sistema bancario, approntando un piano di salvataggio concreto diventato in poco tempo un riferimento a livello mondiale. Nell’affrontare la crisi economica, l’Unione ha saputo definire rapidamente una strategia per i ventisette Stati membri, che facesse ricorso in maniera coordinata agli stessi strumenti e utilizzasse tutte le potenzialità racchiuse nelle politiche europee comuni.

Tra l’altro, nonostante il contesto estremamente delicato, la Presidenza non ha perso di vista le priorità che si era data all’inizio del suo mandato e ha saputo portarle avanti metodicamente, in collaborazione con la Commissione e il Parlamento europei. In questo modo, durante la Presidenza francese, l’Europa è stata in prima linea nella lotta al mutamento climatico, sulla base di un accordo storico che rafforza la sua credibilità in vista delle future negoziazioni internazionali. La Presidenza ha inoltre definito il quadro di riferimento in materia di politica migratoria per gli anni a venire, in particolare mediante l’adozione del Patto sull’immigrazione e l’asilo. Ha ottenuto un accordo relativo alla valutazione sullo “stato di salute” della Politica agricola comune, che costituisce un importantissimo passo avanti verso una gestione più efficace dei problemi legati alla sicurezza sanitaria, all’equilibrio territoriale, allo sviluppo rurale e alla tutela ambientale. Ha infine dato nuovo impulso alla Politica europea di sicurezza e di difesa tramite un sistema di analisi comune dei nuovi rischi nonché il consolidamento delle capacità operative al fine di rispondervi in maniera più efficace.

Inoltre, durante questi sei mesi di Presidenza, importanti passi avanti sono stati effettuati in tutti i settori d’azione dell’Unione, siano essi internazionali, economici, finanziari, sociali o culturali. Tali progressi sono illustrati dettagliatamente nel documento  in cui si stila il bilancio dei principali risultati della Presidenza francese, che costituiranno un riferimento in occasione degli incontri dei prossimi mesi. Nel 2009, infatti, dovranno essere proseguiti i lavori condotti dalla Presidenza francese nell’ambito della troika, unitamente alle Presidenze ceca e svedese. Queste ultime dovranno anche monitorare l’applicazione della road map adottata dai capi di Stato e di Governo per giungere all’entrata in vigore del trattato di Lisbona entro la fine del 2009. Il Consiglio europeo di dicembre 2008 ha infatti stabilito che, se il trattato di Lisbona entra in vigore, verrà presa una decisione per cui la Commissione potrà ancora essere costituita da un commissario per ogni Stato membro. Inoltre, si è giunti a un accordo che garantisce una risposta alle preoccupazioni espresse dal popolo irlandese sulla politica fiscale, la famiglia e le questioni sociali, la politica di sicurezza e di difesa. Infine, e a condizione che i lavori di monitoraggio su tali questioni siano portati a termine in maniera soddisfacente entro metà 2009, il Governo irlandese si è impegnato a ratificare il trattato di Lisbona entro la fine del mandato dell’attuale Commissione.

Avendo sperimentato con successo pratiche politiche e istituzionali più coerenti con le esigenze di un mondo nuovo, l’Unione europea è in condizioni di assumersi le proprie responsabilità con lucidità e ambizione, difendendo e promuovendo i valori che ne ispirano il progetto sin dalle origini. Unita e solidale, potrà tutelare meglio gli interessi dei cittadini europei e far sentire maggiormente la propria voce nel mondo.

  • Ultimo aggiornamento: 08.01.2009
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